INTERVISTA SU ECONOMIA CRISTIANA

Le Madri Fondatrici dell’Europa insegnano a riscoprire la dignità della persona come centro della democrazia

Solitamente si è soliti ricordare, parlando delle origini dell’Europa, i Padri fondatori, quali Konrad Adenauer, Alcide de Gasperi, Robert Schuman e tanti altri uomini che con il loro contributo intellettuale e politico hanno posto le basi per quella che oggi è l’Unione Europea. La storia di questo progetto è passata, però, anche attraverso personalità femminili che hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione una Europa unita. Per rendere note le loro vicende, nasce così il ciclio di conferenze “Le madri fondatrici dell’Europa”, che partono dal 26 gennaio 2015 presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma.

Motore di questa iniziativa è Young Leaders, un gruppo di ricerca composto da giovani ragazzi dell’Istituto Luigi Sturzo che si riunisce insieme al Prof. Luigi Vittorio Ferraris. Giovani come la figura della prima protagonista di questa conferenza Ursula Hirschmann: a 28 anni dal 1941 diffonde il Manifesto di Ventotene “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto” e due anni dopo partecipa alla fondazione del Movimento Federalista Europeo a Milano e collabora a redigere il foglio clandestino “L’Unità Europea”.

Per approfondire il tema abbiamo intervistato uno dei membri di Young Leaders, Maria Pia di Nonno

Una frase attribuita a Virginia Woolf dice che “Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”. È questo che vi ha spinto ad organizzare questi incontri o c’è qualcosa di più?

Senza nulla togliere all’affermazione di Virginia Woolf, dietro la nostra motivazione c’è qualcosa di più. C’è il desiderio di raccontare la storia laterale non insegnata nelle scuole e dunque anche la storia di quelle figure ombra, che per un motivo o per un altro, non sono ricordate ma che hanno tanto da raccontare. E le donne, oggettivamente, rappresentano buona parte di questo calderone di dimenticati. Un calderone che non ha nazionalità e che è comune a tutti i popoli e a tutti i tempi. Si pensi alla storia di Ipazia, dell’imperatrice Cixi fino ad arrivare alla recente storia dell’ISIS.

Certo oggi le donne in Europa sono riconosciute e rispettate. La stessa Ursula Hirschmann o Ada Rossi erano comunque tenute in grande considerazione. Tuttavia temo che si tratti di un riconoscimento più formale che sostanziale. Mi chiedo, infatti, come sia possibile che l’Italia non abbia ancora avuto un Presidente della Repubblica donna. E la cosa più paradossale è che la situazione è simile anche nei democratici Stati Uniti d’America. Nemmeno loro hanno mai avuto una Presidente donna. Questa però non è una scusante né per l’Italia e né per l’Europa. Ecco perché noi vogliamo aprire un dibattito che coinvolga gli Stati europei, o meglio i giovani europei, per cercare le Madri Fondatrici dell’Unione Europea.

Ridare valore e dignità a personaggi femminili che hanno fatto la storia dell’Europa può essere più efficace delle leggi o delle quote rosa?

Sarei tentata a dire che tutto è più efficace delle leggi, ma sbaglierei. La mia critica non vuole essere rivolta alle leggi, ma al loro utilizzo. Il filosofo Biagio De Giovanni nel suo libro Alle origini della democrazia di massa: i filosofi e i giuristi ha affermato che la forma è vita. E in effetti è giusto. Anche Adriano Olivetti scriveva che “senza ordine, senza simmetria l’armonia è irraggiungibile”. Tuttavia oggi le leggi sembrano aver invaso la nostra vita ed essere passate da mezzo a fine.

Scrivevo nella mia tesi di laurea – pubblicata dalla Fondazione Adriano Olivetti e intitolata Una democrazia a misura d’uomo: la Comunità olivettiana come luogo di risanamento politico,socio-economico e morale – che “L’assenza di forma è altrettanto nefasta come un’eccessiva formalizzazione. Serve sempre un contenitore dove conservare il contenuto, ma non serve una brocca d’oro tempestata di diamanti per metterci dentro dell’acqua. Basta una brocca.”

In sostanza leggi e quote rosa sono inutili se non si pone come fine la persona umana e la sua dignità, se si riconoscono solo formalmente e non sostanzialmente dei diritti. Adriano Olivetti in questo campo fu sempre molto lungimirante. Fu il primo a concedere 9 mesi di congedo retribuito per maternità e a inserire nella fabbrica l’asilo aziendale. In poche parole il concetto è questo: le donne possono essere tutelate con 100, 200 e anche 3000 leggi. Ma se non si cerca nella sostanza di aiutarle, ogni legge sarà vana. Il conoscere, invece, la storia di queste figure femminili potrebbe aiutare probabilmente a prendere perlomeno coscienza del problema. E poi chissà.

Parlando di esempi importanti lasciati in ombra, lei ha approfondito lo studio di un personaggio importante come Olivetti, quanto può essere importante riscoprire questo personaggio e perché?

Olivetti è un costituente ombra. Una figura ancora poco ricordata in quanto facente parte di quella minoranza di uomini che erano riusciti a prevedere il futuro. Grazie alla sua umiltà e al suo profondo senso di responsabilità verso la persona era riuscito a vedere molto oltre, ma era una voce fuori dal coro e per questo emarginato, un po’ come le Madri Fondatrici.

Descrivere Olivetti e il suo pensiero è un’impresa assai complessa in quanto ha saputo leggere dentro i fatti della storia e della società con intelligenza, spingendosi a vedere i problemi da più angolature. Per lui la fabbrica non era solo una fabbrica, ma un insieme di persone ognuna con una propria vita, dei propri valori e delle proprie esigenze: in poche parole, una Comunità in una Comunità, la quale per funzionare bene doveva trovare un punto di raccordo tra il bene individuale e il bene comune. Un pensiero che lo assillerà per tutta la vita. Partito in America, nemmeno venticinquenne, si interessò prima di gestione aziendale per poi accorgersi che il problema era più complicato.

In questo modo è possibile spiegare i suoi molteplici interessi. I più noti sono certamente quelli verso la responsabilità sociale di impresa e la tecnologia, il primo personal computer è opera dell’olivettiano Piergiorgio Perotto. Altri suoi sforzi vanno per l’urbanistica e la cura mostrata nella predisposizione degli ambienti di lavoro come anche per la cultura; infatti, da quest’ultimo interesse nasce la casa editrice Edizioni di Comunità e i Centri Comunitari.

Anche la politica è parte della sua vita. In Italia Aiuta Turati ad espatriare, fonda il Movimento Comunità, scrive l’Ordine politico, viene bollato come sovversivo dall’OVRA, diventa agente Oss (precursore delle CIA), finisce al Regina Coeli sotto il Governo Badoglio. Per quanto riguarda la storia dell’Europa, poi, riceve da Ursula Hirschmann il Manifesto di Ventotene e viene invitato a partecipare alla costituzione del Consiglio dei Comuni d’Europa a Ginevra del 1950: sebbene non poté parteciparvi alcuni dei suoi comunitari diventeranno assai influenti, come l’europeista Umberto Serafini

Sicuramente sto dimenticando qualcosa. Con questa lista non voglio essere esaustiva, ma semplicemente dimostrare quanto questo uomo fosse straordinario. Dove trovava tutte queste forze e tutto questo coraggio? Dal suo profondo amore per la persona. Nella prefazione all’Ordine politico si legge infatti: “Servire la pace e la civiltà cristiana con la stessa volontà, la stessa intensità, la stessa audacia che furono usate a scopo di sopraffazione,distruzione, terrore”.

Lei ha solo 25 anni, cosa pensa possano imparare i ragazzi e le ragazze della sua età incontrando la storia di questi personaggi importanti?

Giuseppe Maranini, uno dei più importanti giuristi costituzionali e politologo italiano del 20° secolo, in una conferenza affermò che è necessario affidarsi all’esperienza della storia, in quanto essa è “il solo laboratorio della scienza politica. L’esperienza della storia ci dice molte cose”. Tutti noi siamo protagonisti, o meglio coautori, di una stessa storia alla quale possiamo contribuire aggiungendo più o meno tasselli per completare quel puzzle che l’umanità da sempre cerca di ricostruire.

Conoscere la storia di queste figure, soprattutto per i giovani, permette di vedere il passato con una prospettiva diversa, di emozionarsi e di capire che la memoria non si riduce a quattro cinque nozioni e qualche data. La memoria porta ad affezionarsi a quei personaggi e a volte anche a decidere di proseguire le loro battaglie dimostrando la loro stessa forza, coraggio, entusiasmo e fede. Una fede che unisce tutte le religioni.

Altiero Spinelli stesso nella sua autobiografia, Come ho tentato di diventare saggio, racconta come durante il carcere si sia affidato, oltre ai fantasmi della politica con i quali discorreva abitualmente, ai fantasmi della poesia e della letteratura. “Non sono i fantasmi della politica, della storia, della filosofia, con i quali avrei continuato e continuo a dialogare e disputare. Sono alcuni fantasmi della poesia che mi hanno sussurrato, per dirla con Aristotele, qualcosa di più filosofico e di più elevato della storia. Non vogliono insegnarmi mai nulla, non mi chiedono mai nulla, ma li sento intorno a me, e faccio loro un cenno per riascoltarli nei momenti in cui devo osare, o tener duro, o distruggere, o ricominciare, o rinunciare, nei momenti di solitudine analoghi a quelli durante i quali cominciai a sentire le loro voci.”

E non è un caso se i romani, che erano consapevoli di quanto fosse importante preservare il passato, avevano molto a cuore il culto degli antenati.

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