Michele Ferrero: 89 anni di passione per cioccolato e dipendenti

Michele Ferrero, conosciuto in tutto il mondo come “Mister Nutella e Ovetti Kinder”, è morto ieri ad 89 anni. Ma il suo ricordo resterà indelebile nella memoria dei bambini cresciuti con le sue sorprese e con il suo cioccolato al latte. E chissà ieri, giorno di San Valentino, quanti innamorati hanno scartato i suoi cioccolatini. Sicuramente l’imprenditore piemontese ne sarà stato entusiasta.

Un successo nato dalla sua creatività, dal suo cercare di soddisfare realmente non solo le esigenze (ma anche i sogni) delle persone (non solo viste come clienti) e dal suo concepire l’azienda come un qualcosa di più. Una sensibilità, nota in Piemonte, che aveva animato anche  l’imprenditore Adriano Olivetti. E a guardar bene le due figure imprenditoriali si somigliano molto:

1)        Il capitale più importante dell’impresa è il capitale umano. Ferrero nemmeno guardava i curricula asserendo, nel suo dialetto stretto, che era meglio assumere meno laureati in quanto “pìa studiu, pìven stupid”. Olivetti parallelamente sceglieva di persona i propri candidati, utilizzando gli psicologi del lavoro solo come supporto. Preferiva guardare negli occhi le persone, vedere come camminavano, come firmavano e come si esponevano. Li guardava con quegli occhi di un blu intenso e cercava di leggere nei loro cuori, piuttosto che nei fogli di carta presentati.

2)        Ferrero distribuiva di persona le gratifiche ai propri dipendenti e lo stesso Olivetti curava molto questo aspetto. I dipendenti con 25 anni di servizio ricevevano una spilla d’oro ed entravano a far parte del gruppo delle Spille d’Oro. E questa associazione che esiste ancora (http://spilleoro.altervista.org/) evidenzia quanti miracoli possa fare l’amore di un datore di lavoro verso i propri dipendenti.

3)        Ferrero era un creativo. Chi mai si sarebbe aspettato che il suo Ovetto Kinder sarebbe diventato un colosso dolciario? La stessa cosa si puòdire di Olivetti. Chi mai avrebbe scommesso che la sua Lettera 22 venisse venduta in tutto il mondo, che gli stabilimenti Olivetti si estendessero su tutto il globo e che l’Olivetti avrebbe un giorno acquistato la famosa azienda americana Underwood?

4)        Ferrero fu accusato di paternalismo, come d’altronde lo stesso Adriano Olivetti. Paternalismo illuminato sì, ma sempre paternalismo era per i sindacati. Eppure pochi sanno che Olivetti, prima di morire il 27 febbraio 1960, stava lavorando per la creazione di una Fondazione, che avrebbe preso il nome del padre Camillo Olivetti, e che avrebbe permesso ai dipendenti di diventare co-amministratori dell’azienda.

5)        Ferrero è morto a Carnevale e anche Olivetti. Valerio Ochetto, nella sua biografia, racconta che un giorno disse alla seconda moglie Grazia:“Quando muoio, voglio i pifferi del Carnevale al mio funerale”. Nella borsa di Olivetti fu trovata una copia della Città dellUomo e secondo un cospicuo numero di comunitari (gli aderenti al Movimento Comunità) anche un nuovo appunto riguardante la creazione di quella Fondazione, per la quale tanto si era battuto, immaginando di trasferire parte della proprietà ai lavoratori.

6)        Entrambi amavano la propria terra, il Piemonte, verso la quale si sono sempre sentiti in debito.

Una differenza però c’è. Ferrero parlava poco di politica, Olivetti invece sacrificò la sua vita per la politica. Diverse reazioni, forse, di una visione comune: porre la persona al centro della fabbrica e trattarla come tale. Il taylorismo sfrenato, espresso bene nel film Tempi Moderni di Charlie Chaplin, non trovò mai l’appoggio dei due imprenditori. I quali seppur con strade diverse cercarono e perseguirono una sorta di diverso socialismo. Ferrero disse una volta “Sono socialista, ma il mio socialismo lo faccio io”e Olivetti scrisse nella Dichiarazione Politica del Movimento ComunitàTempi nuovi Metodi nuoviche l’obiettivo del suo atipico movimento politico sarebbe stato quello di far incontrare socialismo, liberalismo, personalismo, cristianesimo e progresso.

Perché preoccuparsi degli altri (siano essi poveri, dipendenti, cittadini) non vuol seguire il marxismo, avrebbe detto a voce alta Giorgio La Pira, ma seguire il Vangelo. Differenze che dunque si riassumono nell’esigenza di mostrare come l’economia possa essere piùumana, piùcivile (avrebbe detto Antonio Genovesi) e piùsociale (avrebbe ribadito William Röpke). Un’economia che volendo citare un economista dei giorni nostri, Stefano Zamagni, avrebbe dovuto prendere come esempio la razionalitàdi Orfeo e non quella di Ulisse: Nella storia di Orfeo – scrive Zamagni – quando Giasone con i suoi argonauti parte alla ricerca del vello doro e imbarca Orfeo i suoi non sono daccordo; Orfeo, in effetti, era solo capace di suonare la cetra o la lira e non aveva il fisico adatto per fare il rematore, tuttavia, Giasone non presta ascolto agli altri e procede come meglio crede. Quando la nave degli argonauti arriva in prossimitàdelle sirene, Orfeo tira fuori la sua cetra e comincia a suonare. La musica di Orfeo, miscelandosi al canto delle sirene, ne annulla leffetto mortifero e tutti, senza che nessuno rinunci alla libertà, possono beneficiarne. Chi dei due èstato piùrazionale? Orfeo o Ulisse? La razionalitàdi Ulisse èstrumentale. Ulisse infatti ha scelto lo strumento migliore per il fine; la razionalità di Orfeo, invece, èuna razionalitàrelazionale, lui offre alle sirene la propria musica e loro, in virtùdella reciprocità, lo beneficiano del proprio canto.

Ferrero e Olivetti, seppur seguendo percorsi diversi, hanno dimostrato come la razionalità di Orfeo non solo sia efficace, ma anche efficiente. E come sia necessario, e anche opportuno, rispettare la dignità umana. Che nel futuro possano esserci sempre più Ferrero ed Olivetti come modelli e sempre meno Milton Friedman?

Maria Pia Di Nonno, 16/02/2015, http://ildomaniditalia.eu/article/michele-ferrero-89-anni-di-passione-cioccolato-e-dipendenti

 Michele Ferrero_ 89 anni di passione per cioccolato e dipendenti _ Il Domani d’Italia

Annunci