LA LIBERTÀ DI STAMPA È STATA UNA SFIDA DI OLIVETTI

Alla ricerca della libertà di stampa. Era con questo titolo che si chiudeva l’avventura di Adriano Olivetti all’”Espresso”. Era il lontano 1955, precisamente 60 anni fa, e Olivetti venne coinvolto da Eugenio Scalfari e da Arrigo Benedetti nella costituzione del settimanale. Racconta nel recente numero dell’Espresso Eugenio Scalfari “Ho raccontato più volte come nacque il nostro settimanale: Arrigo Benedetti ed io avevamo in progetto la nascita di un giornale quotidiano e ne discutemmo sia con Adriano Olivetti sia con Enrico Mattei ma alla fine i due non si misero d’accordo; Mattei era pronto ad editare un quotidiano e il nostro progetto gli piacque; Olivetti non aveva le risorse e ci propose un settimanale. Noi preferimmo questa seconda ipotesi, avere come editore l’Eni avrebbe di fatto abolito la nostra autonomia mentre con Olivetti l’avremmo interamente mantenuta”.

Fu lanciata ben presto la battaglia “Capitale corrotta=Nazione Infetta”. Ma quell’eccessivo sbilanciamento, assieme alla quasi ossessiva ricerca della verità e della tutela dei diritti, costò caro all’ingegnere. I partiti mal sopportarono la sua ingerenza e iniziarono una sorta di “embargo” verso le sue macchine da scrivere. Olivetti fu così costretto ad abbandonare il settimanale, cedendo le sue quote.

Tuttavia Olivetti non si abbatté. “Alla ricerca della libertà di stampa” parla proprio di quella storia. Una storia ancora attuale che dimostra come tale libertà sia un indicatore del livello di civiltà di un Paese. Gli italiani pensano di vivere in un Paese civile, ma la realtà è ben diversa. Questo, forse, è in parte colpa dei giornalisti che non riescono a trasmettere o a veicolare le informazioni essenziali a cui ogni cittadino dovrebbe avere accesso. E la questione, si badi bene, è molto più complessa di quello che potrebbe apparire. Non basta bombardare gli interlocutori con le più disparate informazioni per plasmare un dialogo costruttivo. L’eccessiva mole di informazioni che ci circonda è troppo spesso infarcita e piena di particolari e di aggettivi inutili; sembrano volti semplicemente a far smarrire il lettore. Sulla base di questa consapevolezza “l’Espresso” vuole festeggiare i suoi 60 anni.

Ma cosa scrisse Adriano Olivetti in quell’articolo? Egli ribadì che i “Nuovi giornali non potranno difendere che le informazioni e gli uomini che difendono la verità. Ogni altro metro risulterà vano. Ed è chiaro che non possono difendere la libertà i gruppi organizzati omogeneamente”. Ben conscio, dunque, del fatto che l’informazione fosse al suo tempo strumentalizzata (e oggi la situazione non è molto migliorata) propone di inquadrare la verità come “espressione comune (o meglio comunitaria) di gruppi integrantesi ed equilibrantesi”. In realtà, il discorso potrebbe diventare, da questo punto in poi, leggermente più complicato. Olivetti, infatti, legge il tema della libertà di stampa all’interno del suo progetto di riforma istituzionale, che trova rappresentazione ne “L’Ordine Politico delle Comunità”.

In sostanza però, tralasciando vari ragionamenti che necessiterebbero di ulteriori approfondimenti, il senso che Olivetti vuole dare è quello di rendere la stampa uno strumento volto a tutelare la democrazia. Ecco perché insiste sulla riforma istituzionale e morale, sulla creazione dei Centri Comunitari (centri polifunzionali che servirebbero come biblioteche, luoghi di scambio di idee e di dialogo), sulla creazione dell’Istituto Politico Fondamentale (che  avrebbe dovuto formare le classi dirigenti), sulla creazione di strumenti volti a tutelare il pluralismo senza scadere nella finta tolleranza, come pure, infine, sulla necessità di investire in cultura e in urbanistica.

Perché sono proprio la cultura e l’arte, che si esprimono in tutte le loro più differenti e ammirevoli forme, a rendere le persone migliori. Da qui si capisce il progetto del Borgo della Martella a Matera, la fabbrica di Pozzuoli che si affaccia sul mare, il piano regolatore per la Valle d’Aosta (bocciato dal Duce), il design dei prodotti e dei negozi Olivetti e il primo edificio realizzato in Italia a “pan de verre”. E questo è anche un altro punto di raccordo tra la figura di Jacques Maritain e Adriano Olivetti, su cui farà il punto la prossima conferenza dal titolo “Adriano Olivetti e Jacques Maritain: per un’economia più umana. Persona, industria e sviluppo integrale”..

Le città di oggi sembrano somigliare molto a Leonia, ben descritta da Calvino nel libro “Le città invisibili”. Una città devastata da immondizia, spreco e capitalismo che, seppur inventata, può essere riconosciuta come propria da molti cittadini. Altro che bellezza, altro che democrazia, altro che informazione e altro che rispetto della persona umana! La ricerca della libertà di stampa, e in generale la ricerca della dignità umana, è sempre in corso. La sfida di Olivetti parte da quel lontano 1955, ma non possiamo considerarla conclusa. Se ci guardiamo attorno, ne incrociamo un po’ ovunque le tracce più forti e significative.

Maria Pia Di Nonno, http://ildomaniditalia.eu/article/la-libert%C3%A0-di-stampa-%C3%A8-stata-la-sfida-di-olivetti, 13/03/2015

La libertà di stampa è stata la sfida di Olivetti _ Il Domani d’Italia

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