FATE VIVERE LA COSTITUZIONE

Quante volte ci sentiamo ripetere: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro? La fonte di questa nota affermazione, ovvero la nostra Costituzione, è certamente autorevole; ma è davvero infallibile? Al riguardo, Pietro Calamandrei scrisse delle parole memorabili:

“Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.”

Pare proprio che quel discorso di Calamandrei non sia stato preso troppo sul serio. Tanto che oggi quel bellissimo articolo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” sembra non essere più tanto convincente. Il lavoro scarseggia – o se c’è non consente più di vivere una vita dignitosa (e qui sarebbe opportuno tenere a mente l’art. 36 della Costituzione) – la democrazia e la civiltà sono rimaste solo in superficie. Ci siamo così abituati di credere di vivere in un Paese civile, che non ci accorgiamo di quanta inciviltà ci circondi.

E la più grande inciviltà la si coglie dal titolo di un articolo apparso sulla Stampa il 12/02/2015 “L’Italia precipita al 73esimo posto nell’Index sulla libertà di stampa”. Che dire, non male collocarsi al 73esimo posto su 180 Paesi! Ce la caviamo ancora, considerando che la Russia chiude quasi la fila con il suo benemerito 152esimo posto. In realtà non abbiamo nulla di cui vantarci.

A questa classifica, condotta da Reporters sans Frontières, si riallaccia un’altra indagine svolta dall’osservatorio “Ossigeno per l’informazione”. Pare, infatti, che i giornalisti non rischino la propria vita solo in missione o in terreni di guerra, ma anche nella loro civilissima Italia. Nel 2014, riporta sempre l’articolo sopra menzionato, “hanno subito minacce di vario tipo 506 giornalisti: 47 hanno patito aggressioni fisiche, 139 avvertimenti minacciosi, 22 danneggiamenti, e 276 denunce e azioni legali palesemente strumentali”.

Siamo ancora sicuri, dunque, che l’Italia sia una Repubblica democratica fondata sul lavoro, sulla cultura, sulla dignità, sul rispetto della persona? Non sarebbe forse il caso di ricordare Calamandrei che invitava i giovani a proteggere la Costituzione e a interessarsi alla politica?

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.”

Il compito che spetta ai giovani è dunque quello di far rivivere quelle pagine e far in modo che i sacrifici di quanti hanno combattuto per lasciarci questa immensa eredità non vadano sprecati. Nessuna rivoluzione sarà possibile, se noi per primi non iniziamo ad assumerci le responsabilità pensando, senza fare l’errore dei genitori, già ora ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Maria Pia Di Nonno, http://ildomaniditalia.eu/article/fate-vivere-la-costituzione, 24/03/2015

 Fate vivere la Costituzione _ Il Domani d’Italia

 

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