L’ITALIA COME LEONIA: ALTRO CHE BEL PAESE

“Bisogna mettere a posto di più le nostre città, con strade pulite e città funzionanti, perché quando uno fa tanti chilometri per venire da noi cerca proprio questo.”

Sono queste delle parole riportate dal Premier Matteo Renzi durante la sua visita in Giappone qualche giorno fa. Delle parole importanti, ma che rivelano a mala pena il dramma che muove il nostro non più così tanto Bel Paese. Una tragedia che Italo Calvino aveva già preannunciato nel suo libro Le città invisibili e ben descritto dalla città di Leonia.

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. (…) l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità.”

La tragedia di Leonia sembra oggi essere la tragedia di Roma, la tragedia dell’Italia, la tragedia del mondo. L’immondizia e la bruttezza non sono solo un problema ecologico, come lo stesso Papa Francesco ha chiaramente evidenziando nella sua ultima enciclica Laudato si’, ma un problema sociale e morale. La cultura dello scarto ha invaso la nostra società e gli animi si sono così tanto incalliti da non vedere il brutto che li circonda. Perché l’uomo è sì ciò cha mangia, ma è anche ciò che vede. E se i nostri occhi si abituano alla bruttezza, i nostri animi si assuefaranno veramente a tutto. Ci si assuefarà (o forse già lo siamo) ad un tipo di lavoro che impone di passare le proprie giornate davanti ad uno schermo di un pc – illudendosi di poter salvare il mondo con un click – ci si assuefarà a mangiare cibo contaminato e ci si assuefarà, infine, a non guardare oltre il bel recinto della proprio bella casa e a chiudersi nella propria immunitas.

Gli uomini un po’ come Haensel e Gretel si sono lasciati abbindolare da un mondo fantastico e pieno di leccornie, senza accorgersi che il consumismo non controllato altro non è che un processo di autodistruzione. Più si ha, più si vuole, più si butta. Ecco la fine di Leonia, descritta da Calvino, che sembra essere anche il destino delle nostre città:

“Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città,che anch’esse respingono lontane da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti, in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Più ne cresce l’altezza,più incombe il pericolo delle frane; (…) un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo.”

Ma è mai possibile  che il nostro Paese che per anni è stato seduto su un tesoro di cultura, si accontenti oggi di regnare su un trono di immondizia? Nella Capitale in particolare, nella Caput Mundi, oggi la situazione è più urgente che mai. L’arte si confonde con le cartacce, prendere i mezzi pubblici diventa una coraggiosa impresa e alcuni siti culturali – come il Sepolcro degli Scipioni e i Colombari romani lungo Via di Porta San Sebastiano – sono chiusi per mancanza di personale e accedervi diventa più faticoso che in passato.

E in tutto ciò ci si continua a lamentare che non c’è lavoro e i dati del recente rapporto Svimez sono altrettanto inquietanti. E sono inquietanti perché il Sud ha tante bellezze da valorizzare. Il valore dei nostri tesori intangibili – dall’arte, alla cultura, al cibo – sono un immenso museo a cielo aperto. Un museo che potrebbe essere valorizzato con figure manageriali apposite e con l’apporto creativo dei giovani. Perché il lavoro (anche se sarebbe bello) non si crea con nessuna bacchetta magica istituzionale, ma con olio di gomito e fantasia.

E prima che sia veramente troppo tardi basterebbe forse attivare delle partnership pubblico/private per rivalorizzare ogni territorio con le proprie bellezze e peculiarità. La bellezza salverà il mondo? Sicuramente sì, ma solo se prima si parte dalla consapevolezza che la bellezza va creata e protetta. Essa è forse uno dei beni comuni più importanti che l’uomo ha. E sebbene la sua mancanza non porti nessuna conseguenza particolarmente negativa – quale potrebbe causare la mancanza di aria salubre e acqua pulita – la sua assenza si fa sentire e nel lungo termine delinea un vuoto che diventa difficile da colmare.

Maria Pia Di Nonno, http://ildomaniditalia.eu/article/l%E2%80%99italia-come-leonia-altro-che-bel-paese, 04/08/2015

L’Italia come Leonia_ altro che Bel Paese _ Il Domani d’Italia

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