BRUNO BUOZZI, GIUSEPPE DI VITTORIO E ACHILLE GRANDI

Maria Pia Di Nonno, http://ildomaniditalia.eu/article/bruno-buozzi-giuseppe-di-vittorio-e-achille-grandi, 22 gennaio 2016

Cosa hanno in comune tre personaggi con una provenienza culturale, politica e geografica tanto diversa come Bruno Buozzi, Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi? Un socialista, un comunista e un democristiano? Parrebbe quasi naturale rispondere: nulla. In realtà ciò che lega questi personaggi è una bellissima storia di amicizia e di passioni comuni: in particolare il tema della sfida al regime totalitario di Mussolini e il rispetto della dignità dei lavoratori. Passione che portò i tre ad impegnarsi per creare un sindacato che più che il colore politico, avesse a cuore il benessere dei lavoratori.

Tanto che, a guerra finita, il lavoro di Bruno Buozzi, Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi portò alla firma del Patto di Roma che decretava la nascita della Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Quel giorno però, il 9 giugno del 1944, Bruno Buozzi non poté essere presente e venne sostituito da Emilio Caneveri. Buozzi, infatti, era stato fucilato dai nazisti, con altri prigionieri, tra la notte del 3 giugno e la mattina del 4 giugno presso la zona La Storta di Roma. Il testo originale, firmato dagli esponenti delle tre principali correnti sindacali dei lavoratori italiani, riportava:  “convinti che l’ unità sindacale di tutti i lavoratori senza distinzione di opinioni politiche e di fede religiosa, è lo strumento più efficace per il potenziamento dell’ organizzazione del lavoro, onde assicurare la più efficace difesa degli interessi economici e morali dei lavoratori stessi a garantire il loro apporto più efficiente all’ opera immane di ricostruzione del Paese (opera che sarà necessariamente imperniata sulle forze lavoro).”

Dopo più di settant’anni da quella firma ci si domanda se quell’unità sindacale, fatta senza distinzioni di opinioni politiche e di fede religiosa, sia stata realmente realizzata. Ma senza indicarne le cause, la risposta è rinvenibile nei risultati. Sono oggi i lavoratori realmente tutelati o i diritti raggiunti con fatica – grazie all’impegno di grandi uomini come Buozzi, Di Vittorio, Grandi – si sono via via appiattiti? I diritti, come ricordava il filosofo Norberto Bobbio, non si raggiungono mai una volta per tutte ma vanno continuamente tutelati e protetti. E’ facile scrivere sontuose dichiarazioni e vibranti discorsi, mentre è molto meno facile riuscire nel tempo a far sì che essi abbiano un concreto riscontro reale.

Grandi e lungimiranti imprenditori (e in generale datori di lavoro) non ne nascono mai abbastanza. Ma, forse, mai così poco quanto oggi. La logica della massima efficienza ha fatto perdere di vista la reale importanza della risorsa uomo. E questo si riversa, oltre che nell’ambito lavorativo, anche in altri settori come, ed esempio, quello delle relazioni umane e della scuola. Le relazioni vengono ridotte in base a logiche spesso opportunistiche, perdendo così il vero valore dell’amicizia, e si ha spesso la sensazione di dover essere sempre in competizione o in concorrenza con qualcuno. E nelle scuole e nelle università si cerca sempre più di “professionalizzare” gli studenti creando così dei soggetti ben istruiti nei propri settori; ma carenti di una visione d’insieme, di una visione integrale dell’essere umano e dei suoi bisogni. Una carenza questa che a lungo andare genera un circolo tutt’altro che virtuoso che porta a smarrire il valore della Persona come lavoratore e come cittadino.

Bruno Buozzi, Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi _ Il Domani d’Italia

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