Oltraggio alla Via Appia Antica, La Regina Viarum

Tutte le strade portano a Roma, recita un noto detto, ma perché proprio a Roma? Perché, in realtà, i romani furono grandi costruttori di vie e la leggenda vuole che il punto ideale della città dal quale si irradiassero, poi, tutte le strade fosse proprio l’Umbilicus Urbis Romae. Si trattava, in sostanza, di una piccola costruzione a forma conica ed un tempo ricoperta di marmo, ancora rinvenibile presso i Fori Romani, la quale aveva per i romani un significato simbolico assai rilevante.

E tra le vie più importanti costruite dai romani vi è anche la famosissima Via Appia, che collegava Roma a Brindisi, detta anche “regina viarum”. Una strada ricca di storia e con un valore inestimabile che può essere ancora percorsa e che meraviglia turisti e romani. Se ci si immette in Via Porta di San Sebastiano lasciandosi alle spalle le Terme di Caracalla si è colpiti dalla magia di quella strada, dai suoi san pietrini ancora intatti, dal Sepolcro degli Scipioni, dalla magia di Villa delle Sirene, dalla sontuosità di Porta San Sebastiano e, infine, dalla maestosità delle Mura Aureliane. E se si prosegue ancora un po’ ci si imbatte finanche nella chiesetta del Quo Vadis e ci si ritrova davanti ad un bivio, la Via Appia Antica e la Via Ardeatina che poco dopo, tramite la Via delle Sette Chiese si riconduce con l’Appia Antica arrivando fino a Villa Massenzio, il Mausoleo di Cecilia Metella e Villa dei Quintili.

Ma quelle vie che dovrebbero condurre all’ombelico del mondo, al centro ideale della città di Roma, sono ancora troppo poco valutate e, spesso, letteralmente “violentate”. Qualche giorno fa, il 27 gennaio, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani sfrecciava con il suo corteo di macchine proprio sull’Appia Antica. Le sue auto correvano a quasi 100 km orari tra quelle vie così incantevoli e al contempo fragili. Si pensi che Via di Porta San Sebastiano è rimasta chiusa per quasi due anni per via di un crollo di una parte del muro che la costeggiava, deviando il percorso del bus 118, ed è stata riaperta solo dopo l’estate del 2015. Nell’occasione della sua riapertura l’amministrazione comunale, sebbene ci fosse ancora molto lavoro da fare tra cui la riapertura del Sepolcro degli Scipioni senza obbligo di prenotazione, si vantava giustamente del risultato raggiunto. Quel tratto di strada sarebbe diventato il primo tassello di un grande parco archeologico, asseriva il sindaco Marino, e il suo accesso sarebbe stato consentito solo alla linea 118 e ad alcuni residenti. Il tutto per invogliare i già numerosi pedoni e ciclisti a godere della bellezza di quel panorama e di quell’incantevole angolo di Roma nel quale si respira la storia.

Ma lo scorso 27 gennaio, dopo tanta fatica nel rivalorizzare e recuperare quel tratto di via, le macchine di Rouhani rompevano quella quiete e due ragazze ignare che per caso si trovavano a passeggiare per quel sentiero, non essendo stata posta alcuna segnaletica, per poco non rischiarono di essere investite. La strada, già di suo stretta, era bloccata da un lato dalle macchine dei cittadini – che erano state fermate per consentire il passaggio – e dall’altro dal corteo.

Questo porta a fare riflessioni. Erano quelle macchine ferme realmente delle macchine di residenti? Quel tratto di via che dovrebbe essere limitata al transito, infatti, non è controllato. Perché, poi, il corteo di circa cinquanta mezzi, tra auto e scorta di sicurezza, non è stato fatto transitare per la più ben comoda e larga Via delle Terme di Caracalla? Per fortuna quel giorno il corteo ha causato solo un incidente lungo la Via Appia Pignatelli, provocando due feriti e rallentamenti, ma quella leggerezza avrebbe potuto provocare danni ben più gravi a persone e siti archeologici.  

In questo caso, però, non è Rouhani ad essere colpevole. Sono colpevoli, invece, sia coloro che hanno pensato a coprire l’arte dimenticando di proteggerla; e sia coloro che si sono scagliati contro quelli che avevano coperto l’arte non indignandosi, però, per l’altro scempio che si era compiuto. Aver coperto le nostre bellezze artistiche è un atto di vigliaccheria, ma l’aver lasciato che la nostra storia rischiasse di essere deturpata (e comunque il non fare niente per valorizzarla) è un vero e proprio crimine. Che forse i Caschi Blu della Cultura siano necessari anche nel nostro civile e democratico Stato, oltre che nei luoghi di guerra?

I romani di un tempo costruivano le vie, quelli di oggi sembrano quasi volerle distruggere.

Maria Pia Di Nonno, il 31 gennaio 2016, http://ildomaniditalia.eu/article/oltraggio-alla-appia-antica-la-regina-viarum

PDF-> Oltraggio alla Via Appia Antica, la Regina Viarum _ Il Domani d’Italia

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