UN NUOVO “SAN VALENTINO” PER L’EUROPA

Qualche giorno fa chissà quanti innamorati hanno festeggiato San Valentino scambiandosi tenere promesse e condividendo sogni futuri. Ma il 14 febbraio non è solo una data importante per tutti gli innamorati; essa lo è anche per tutti i cittadini europei. Il 14 febbraio del 1984, infatti, il Parlamento europeo approvava il Trattato che avrebbe dovuto dare l’avvio ad un processo – secondo l’idea del suo più grande sostenitore, Altiero Spinelli – di rafforzamento dell’unione politica europea e di promozione di una vera e propria Costituzione europea.

Come ben noto l’Europa non è ancora riuscita a dotarsi di una Costituzione, nonostante il promettente tentativo del 29 ottobre 2004, e quel sogno d’amore pare essersi arrestato soffocato da pesanti critiche e accuse. Si pensi ai recenti e accesi dibattiti su Schengen e sull’incombente minaccia Brexit. Tuttavia, se come affermato dalla stessa Cancelliera Merkel “Molte richieste di Cameron sono giuste”, che forse sia arrivato il tempo per l’Europa di cambiare? Era esattamente questa la domanda che si poneva Ursula Hirschmann – e come lei anche altre donne e uomini – pubblicando un articolo sulla rivista femminista EFFE dal titolo “L’Europa può cambiare?”

Ma l’Europa cosa deve fare per cambiare? L’Europa deve riprendere lo slancio dei padri e delle madri fondatrici d’Europa e tornare a riflettere in particolare su due punti: l’unione politica e l’identità culturale europea. L’unione politica proseguendo il cammino arrestatosi verso gli Stati Uniti d’Europa e l’identità lavorando sulla creazione di un comune sentire europeo e valorizzando una comune storia e una comune (ma non eguale) cultura europea. Non una cultura contraria alle diversità, ma una cultura aperta che riesca a valorizzare le differenze di ogni popolo.

L’Europa, poi, ha bisogno anche di valori, di storie convincenti, di personaggi esemplari come i padri fondatori e le madri fondatrici. Quest’ultime, nello specifico, si caratterizzano per aver dedicato la propria vita all’Europa senza chiedere nulla in cambio e senza cercare alcuna notorietà. Ed è per questa ragione che molte di loro, avendo lavorato all’ombra dei riflettori mediatici – fatte poche eccezioni come Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale – non sono state riconosciute adeguatamente. Come non menzionare, oltre a Simone Veil, anche Louise Weiss, Simone Weil, Eliane Vogel-Polsky, Yvonne-Edmond Foinant, Ursula Hirschmann, Ada Rossi, Fausta La Valle Deshormes, Fausta Cecchini,  Maria De Unterrichter Jervolino e anche la lungimiranza della prof.ssa Sofia Corradi autrice del Programma Erasmus. Noto è, infatti, il suo Promemoria del 1969 – scritto per i lavori della Conferenza dei Rettori – e intitolato “Equivalenze di anni di studi universitari compiuti da studenti italiani presso università straniere”.

La storia e l’impegno di queste donne che ognuna nel proprio ambito – chi politico, chi amministrativo, chi giornalistico, chi imprenditoriale, chi filosofico – rappresentano più che mai un prezioso testamento per l’Europa di domani. Un’Europa che se vorrà veramente valorizzare il principio della “Unione nella diversità” dovrà farlo integralmente. E il riconoscere il ruolo delle donne nel progetto europeo potrebbe risultare già essere un altro piccolo passo.

Maria Pia Di Nonno, Un nuovo “San Valentino” per l’Europa, 19/02/2016 http://ildomaniditalia.eu/article/un-nuovo-%E2%80%9Csan-valentino%E2%80%9D-l%E2%80%99europa

 PDF_> Un nuovo “San Valentino” per l’Europa _ Il Domani d’Italia

 

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